Preservare se stesse ed il proprio bambino è una scelta

 

Fino al 1940 si pensava che l’utero fosse un ambiente protetto, una barriera sicura; oggi, invece, è stato visto che sono molti i farmaci o le sostanze chimiche in grado di attraversare la placenta.

L’attenzione sugli effetti farmacologici in gravidanza è sempre più aumentata in associazione alla consapevolezza di una possibile azione tossica sul feto. 

In certi casi durante la gravidanza assumere medicine è una scelta: curarsi preserva se stesse e il bambino da conseguenze più gravi. È quindi necessario essere informate, ma soprattutto consultarsi con il proprio medico al fine di valutare i benefici ed i rischi legati all’uso del farmaco. I farmaci che attraversano la placenta possono avere un effetto tossico diretto o un effetto teratogeno (creare quindi malformazioni nel feto) e la loro diffusione dipende da alcune caratteristiche chimiche quali ad esempio il peso molecolare, la forza di legame con altre sostanze e la quantità di farmaco metabolizzato dalla placenta.

L'età fetale influisce sul tipo di effetto del farmaco:

  • Prima del 20° giorno dopo la fecondazione: i farmaci assunti in questo periodo tipicamente hanno un effetto di tipo tutto o nulla: possono quindi indurre la morte dell'embrione oppure non danneggiarlo. La teratogenesi è improbabile durante questa fase.
  • Tra il 20° il 56° giorno dopo la fecondazione: la teratogenesi è più probabile e i farmaci possono provocare un aborto spontaneo, un effetto teratogeno, un difetto permanente che può manifestarsi successivamente nella vita), o un aumento del rischio di cancro infantile. Inoltre, esistono farmaci che potrebbero non avere alcun effetto misurabile.
  • Nel II e III trimestre: la teratogenesi è improbabile, ma i farmaci possono alterare la crescita e la funzionalità degli organi fetali.
  • Fine gravidanza: in prossimità del parto o durante il travaglio gli effetti tossici di una sostanza farmacologica sono più lievi e transitori ed influenzano soprattutto le fasi più precoci dell'adattamento del neonato alla vita extrauterina. 

Nonostante la generale preoccupazione circa la loro sicurezza, l'esposizione ai farmaci è responsabile solo per del 2-3% di tutte le malformazioni congenite; la maggior parte delle malformazioni è dovuta a cause genetiche, ambientali, multifattoriali o ad altre cause sconosciute.

 

I piccoli dolori, come mal di testa, mal di denti possono essere trattati con paracetamolo; se esso è controindicato o scarsamente efficace, aspirina e antiinfiammatori non steroidei ad uso occasionale possono rappresentare una alternativa sicura. In caso di problemi di stomaco i classici antiacidi possono essere assunti al bisogno. Il lattulosio o i lassativi di massa possono essere usati nei casi di stitichezza che non si riesce a risolvere modificando la dieta.


La possibilità che il bambino nasca con qualche difetto congenito rappresenta uno dei motivi d'ansia più frequenti. Se poi la donna, per un motivo qualsiasi, ha assunto dei farmaci, il timore aumenta ancora di più.

Gli studi scientifici indicano che la maggior parte delle donne assume almeno un farmaco durante la gravidanza: imparare ad usare i medicinali solo quando sono necessari è il miglior modo per evitare situazioni di paura e pericoli veri.