“I bambini sono degli splendidi enigmi luminosi”

 


Spesso sento dire “Mio figlio ieri sera è stato proprio male..ha fatto molta aria di pancia e gli sono venute le le colichette!!”…oppure “Stanotte non siamo riusciti a dormire…il bimbo si svegliava sempre e piangeva a causa delle coliche”.

Ma veramente, cosa sono le coliche del neonato? E soprattutto, esistono o sono solo falsi miti?

 

La comunicazione genitori-neonato è l’elemento principale di conoscenza e questa, nei primi mesi di vita, avviene necessariamente attraverso il pianto del neonato. Pianto che è indice dei differenti bisogni del bambino: sonno, fame, cambio del pannolino. Comunicare per il neonato vuole dire piangere ed è importante per un genitore ascoltare, ma soprattutto accogliere tale aspetto.

Quando il piccolo piange, lo fa non solo attraverso la mimica facciale ma coinvolgendo tutto il suo corpo: si contrae, chiude i pugni, ritrae le gambe. Attiva ogni muscolo, anche quelli del torchio addominale, spinge, e non è escluso che così facendo, emetta anche aria intestinale. Così come in ogni individuo, compreso l’adulto, la presenza di aria nel tubo digerente è sinonimo di fisiologia: il latte materno è ricco di zuccheri e lattosio che fermentando, producono modeste quantità di aria.
La presenza di aria a livello intestinale NON è sinonimo di dolore intestinale nel neonato. Si tratta quindi di un’associazione errata quella del termine “colica” al dolore di pancia: la cosiddetta colica esprime semplicemente il pianto del neonato.

 

Si tratta di una sorta di circolo vizioso: il neonato piange perché ha fame, oppure il pannolino è sporco o semplicemente, spesso la sera, è come la sua mamma, ovvero più stanco e irrequieto. Come conseguenza del pianto si contrae tutta la muscolatura, anche quella addominale ed intestinale. Ovviamente tutto questo determina una maggiore difficoltà nell’evacuare.

 

Cosa posso fare io come genitore??? Gli unici rimedi che si possono adottare di fronte a questa condizione sono tentare di calmare il piccolino, cercando di conoscere il suo pianto e quindi di capirlo. Coccolarlo, cambiargli il pannolino, tenendolo stretto al petto magari pelle a pelle, offrirgli il proprio seno. Adottare tecniche di contenimento, tenerlo in fascia e passeggiare, massaggiarlo dolcemente, ridurre le stimolazioni visive, uditive e tattili in modo da offrirgli un ambiente tranquillo.